Amore e dintorni

25 Settembre 2015, Paris

Arriviamo al pub e ben sette dei suoi amici sono già seduti dentro ad aspettarci.
Il locale è rumoroso e super affollato, la musica alta, il nostro tavolo piccolo.

Mi sento così dannatamente fuori luogo, con la mia birra troppo grande circondata da persone che conosco a malapena, che parlano tra loro in una lingua che conosco a malapena e che fatico a capire in circostanze normali, figuratevi in questa.

M è seduto accanto a me e chiacchiera divertito, scherza e fa battute a cui tutti ridono, è immerso nel suo mondo e io posso soltanto sorridere di circostanza.
Non ho la connessione internet, non posso neanche fare l’asociale col cellulare in mano.
Che tra l’altro io sono tutto, tranne che asociale. Ma cosa posso fare? Mi guardo intorno, mi sento un’estranea, mi mancano i miei amici. Mi manca il MIO gruppo, la famiglia che IO mi ero scelta per me. E mi sento snob ed egoista nel pensarlo, lo ammetto. Mi ripeto che anche qui riuscirò a costruirmi qualcosa di mio, ma in fondo in fondo non so se ci credo davvero.

Qualcuno si alza per ordinare ancora da bere, qualcuno va fuori a fumare, la situazione cambia.
Adesso siamo soltanto in tre. Entrambi i ragazzi si avvicinano, mi parlano con il loro inglese incerto, cercano di rendermi partecipe e mettermi a mio agio. Inizio a sciogliermi, a sorridere davvero, a dare sorsi più decisi alla mia birra. Uno dei due addirittura si scusa, a nome suo e della sua ragazza. Tempo fa infatti M ed io li raggiungemmo con altri amici a casa loro: lui sostiene che sono stati poco ospitali, che non si sono sforzati di parlare in inglese con me, sono entrambi dispiaciuti e ci tengono che io lo sappia. 
Che posso dire? Sono sorpresissima e oltre al fatto non c’è alcun bisogno di scuse, la sua gentilezza è disarmante.

Gli altri tornano ma riesco a rimanere coinvolta dei dialoghi, ché se mi concentro il francese lo capisco piuttosto bene e posso sempre rispondere in inglese, ché loro capiscono.
Quattro shots vengono portati al tavolo e me ne ritrovo uno tra le mani. Li guardo chiedendo “Why me?” e l’unica ragazza del gruppo risponde “Because we love you” con un sorriso dolce.
Beh, ecco.. Grazie!

Più tardi, pizze mangiate per strada, due passi per Parigi, il rientro a casa. Non è stato così male, in fin dei conti. Sono ragazzi adorabili a cui sembro piacere. Non è il mio mondo, non è la mia realtà, ma è quella della persona che amo. Come “modalità provvisoria” va più che bene.

S.

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3 thoughts on “25 Settembre 2015, Paris

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