Amore e dintorni · Paris

Seduta su una poltrona, lo guardo

È rilassato sulla poltrona di fronte alla mia, ci dividiamo il poggiapiedi.
Lo guardo e non posso fare a meno di sorridere come una cretina. È bello ma bello vero. E non solo agli occhi.

È di quelli che ti aprono la porta e la reggono mentre passi, ma non in mezzo alla gente per farsi vedere, anche nell’intimità di casa o salendo in macchina.
E si preoccupa che io stia bene, abbia mangiato abbastanza, dormito abbastanza, sorriso abbastanza. Sempre.

È di quelli che, quando ci parli, non puoi non percepire il rispetto assoluto che ha nei confronti degli altri, delle cose, del mondo. Ed è così raro oggigiorno e riesce a sorprendermi ogni volta.

È di quelli con l’aria da cucciolo, non gli daresti un anno in più dei pochi che ha, ma appena intavola un discorso ha più argomenti della maggior parte degli “adulti” che conosco.

È di quelli inquadrati e realisti, ma con una vena da ambizioso sognatore giramondo che lo rende così simile a me, che mi fa sentire che non sono sbagliata o fuori tempo, che si può.

E mi guarda con gli occhi che brillano e io divento rossa, ché col pigiamone-occhiali da vista-capelli scompigliatissimi non mi sento esattamente in ordine. Invece lui si alza, si avvicina e mi bacia la fronte dicendomi che sono la più bella del mondo.

Ed arrendevole e ammaliata io, che di lui mi fido, forse gli credo.

 
 
S.

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2 thoughts on “Seduta su una poltrona, lo guardo

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