Amore e dintorni · Elba Island · London · Paris

Ricapitolando..

A fine anno, ci piace fare bilanci. E lo so che siamo ormai all’inizio dell’anno nuovo, ed è per questo che più che un bilancio vorrei fare una sorta di previsione, basandomi su cio’ che gli inglesi chiamano “the bigger picture“, ossia il nostro quadro generale, che siamo in grado di scorgere solo quando ci troviamo ad una certa distanza dagli eventi che lo hanno delineato nel tempo.

Faccio quindi qualche passo indietro, tornando al San Silvestro 2013, alba del mio amato 2014. Eh si, perché pnsandoci bene, è li’ che la svolta è avvenuta: il primo Capodanno della mia vita trascorso fuori dal mio Scoglio, dalla mia Terra, lontana da casa. Non era mai successo, ma ricordo bene che la sera del 28 Dicembre facemmo una cena con degli amici e, spinti da vino ed entusiasmo, decidemmo di organizzare (direi alla buona) i festeggiamenti all’Abetone. La mattina dopo conferme, il 30 partenza. E’ cosi’ che si fa!! Ed infatti ando’ piuttosto bene, ci divertimmo molto ed io feci la mia prima esperienza sugli sci (e ultima, per adesso; è stata traumatizzante, ma questa è un’altra storia).
Questo per dire che l’anno inizio’ con dei piccoli cambiamenti che per me erano già evoluzioni, e non poteva che proseguire su quella falsa riga.
Poco dopo dinfatti festeggiai col mio ragazzo 3 anni di relazione, traguardo mai raggiunto prima con nessun altro (nonostante altre due relazioni piuttosto lunghe, ndr) e ce ne andammo 5 giorni a Praga, aggiungendo alla lista delle novità il viaggio di coppia all’estero. La rivoluzione più grande fu pero’ la rottura con quel lui, a cui vi giuro avevo dato l’anima. Non fu una decisione facile, ma come la più fiammegginte delle fenici, semplicemente rinacqui dalle ceneri di quel rapporto per cui tanto avevo lottato, finendo per rinnegare e perdere la cosa più importante: me stessa.
Passai un’estate a mille, con energie direi sovrumane: di giorno a lavoro, di notte in giro, tutti tutti i giorni. Tempo per dormire me ne concedevo poco, semplicemente perché sentivo di non averne fisicamente bisogno. Mi divertivo troppo, davo libero sfogo alla mia socievolezza, all’amore puro per la danza e la musica, mi godevo gli amici, i nuovi incontri tanto quanto la mia “solitudine”, imparando che uscire da sola non ha nessuna accezione negativa se la positività ce l’hai dentro.
Pero’ si sa, l’inverno sull’isola è inesorabilmente tranquillo, lento, vuoto. Ed io di rallentare i miei ritmi pazzi proprio non volevo saperne. Che fare, allora? Un paio di fini settimana lunghi in “continente” a far festa e poi si, basta, parto.
“Ma come, da sola? Senza esserci mai stata? E come fai? Quando torni?!”
Non lo so gente, non importa. Io mi butto, ci provo. Sto con me e mi basto, nessuno mi vede?, diceva la Nannini e ah, come adoro quella canzone. E anche se la mia non era l’America, sono partita con un biglietto sola andata ed una valigia di sogni e voglia e aspettative. E Londra non ne ha delusa neanche una. Non dico sia stato facile, soprattutti i primi tre mesi, ma mi sono rimboccata le maniche e ho deciso con consapevolezza che non avrei mollato.
E’ arrivato quindi Capodanno 2014\2015, il primo Capodanno all’estero, il primo Capodanno la cui notte ho lavorato e sono rientrata a casa da sola, dormendo sola in un letto non mio.
Al quale è seguito il primo licenziamento della mia vita (problemi finanziari dell’azienda, tagli del personale, colpe non mie) col mondo che sembra crollarti addosso e l’affitto da pagare e il dover ricominciare da capo e oddio. Ma bastano tre giorni e mi piove tra le mani il lavoro più bello e interessante e formativo e grandioso che io abbia mai trovato,  piove su di me ed io ho così sete, non me lo lascio assolutamente scappare. Mi ha fatta crescere un sacco e soprattutto che mi ha fatto conoscere persone splendide, che sono incastonate nel mio cuore ormai più grande di almeno due taglie rispetto a quando ho lasciato il nido di casa mia. Persone che ho una voglia matta di rivedere. Un’altra svolta è avvenuta li’, sul posto di lavoro: dopo mesi e mesi di “rifiuto” nei confronti del genere maschile, o per meglio dire nei confronti delle relazioni, lui è arrivato in punta di piedi ed ha fatto breccia in quelle mie mura fatte di “mi amo abbastanza già da sola – non ho intenzione di sopportare nessunissimo tipo di rottura di palle – nessuno mi accetta per come sono davvero”. Senza neanche accorgersene mi ha mostrato che un rapporto sano e sereno puo’ esistere, che non c’è nulla di sbagliato in me, che le guerre non sono necessarie se l’amore è sincero e reciproco.
E’ successo tutto in fretta, è vero, ma a volte il cuore capisce cose che il cervello non puo’ percepire  con la stessa rapidità. E il mio, di cuore, aveva capito tutto. Percio’, nonostante sia stata probabilmente la decisione più dura mai presa fin’ora, decisi di lasciare quell’impiego che adoravo alla follia, quei colleghi che erano ormai la mia famiglia, per seguire cio’ che il cuore mi diceva.
“Ma come, e cosa farai? Ma lo conosci appena! E se poi non funziona? Vuoi correre questo rischio?!”
Non rischio, lo sento. Sono un lupo che segue il suo richiamo della foresta. Ho pianto, ho pianto tanto. L’ultimo giorno a lavoro, quando ho salutato il mio bar manager, la sera del mio leaving party e dell’arrivederci a quegli amici, il giorno dopo che sono andata fuori dal lavoro a rivederli perché proprio non riuscivo. E ancora la notte, prima di dormire ed ancora in viaggio verso Parigi. Ve l’ho detto, è stata dura. In tutto questo lui mi è stato accanto, consumato dai sensi di colpa perché convinto di essere la causa della mia sofferenza, inconsapevole di essere un’incredibile dose di forza.
Ho trascorso un’estate da pendolare tra Francia ed isola d’Elba, ho scoperto cosa vuol dire avere una relazione a distanza e ho fatto la turista a casa mia, concedendomi il lusso della mia prima estate da disoccupata. Ah, lui ovviamente ha pendolato con me! Abbiamo conosciuto le rispettive famiglie e ci siamo meravigliati di fronte alle rispettive radici, rispettandole ed amandoci in tre lingue diverse.
Vien da sé che poi la scelta di trasferirsi a Parigi è stata come un naturale proseguo degli eventi e della nostra relazione. Riguardo questa parentesi sapete già molto, data la nascita di questo mio spazio di condivisione e confessione, sapete che non è stato facile e non lo è tutt’ora, ma che le cose cominciano a funzionare un po’ e non è poi cosi’ male.
Ho passato questo ultimo capodanno all’estero, a lavoro, rientrando a casa da sola, dormendo sola in un letto non mio. Aspettate.. Non vi ricorda qualcosa? ;P
Eccolo, il mio bigger picture, lo vedete anche voi?? Ecco perché sostengo fermamente che ogni cosa accade per un motivo. Ho la sensazione che questo 2016 sarà ancora una volta un anno pieno di novità, grandi passi ed emozioni forti pronte a far crescere ancora il mio piccolo grande cuore da emigrante ❤

S.

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