Amore e dintorni · Paris

17 Luglio 2016, Paris – Happiness hides in little (girly) things

Sono sotto antibiotici fortemente fotosensibilizzanti, a detta dei dottori. Quindi passo gran parte del mio tempo a casa, più che altro sola. Il primo giorno apprezzi il riposo, il secondo il dolce far niente, il terzo inizi a scocciarti. Mi annoio in fretta, io. Sono una persona attiva, io. E ora che il sole si degna di illuminare anche Parigi, non posso approfittarne. Arg!
Ieri però, a fine giornata, nuvole poco simpatiche coprivano la città: hanno fatto esattamente al caso mio! Chiamo un’amica e mi concedo una breve uscita. Senza camminare troppo, che mi fa male. Senza stare in giro troppo a lungo, che mi stanco velocemente. Sembro una vecchina, seriamente, che tristezza.

In ogni caso usciamo, prendo una boccata d’aria, mangiamo un boccone nella brasserie dove M lavora e ci facciamo  una sana chiacchierata tra donne. Rifiniamo sull’argomento capelli, acconciature, trecce.
Non ho mai avuto i capelli lunghi. Troppo lisci, troppo fini, arrivavano appena a  sfiorare le mie spalle e io mi impuntavo, li volevo più lunghi, facevo maschere, prendevo integratori e niente accadeva.
“Si spezzano, non sono abbastanza spessi, per questo non vedi la lunghezza. Peccato, perché ne hai tanti!! E che bel colore naturale” dicevano i parrucchieri. Così mi stufavo e via, taglio corto. Poi sono partita e qualcosa è cambiato. Credo fermamente che sia stato grazie all’acqua londinese prima e a quella parigina poi, fatto sta che adesso i miei capelli raggiungono quasi i miei seni, obiettivo prefissato da una vita. Grandioso!

Insieme a loro però non è cresciuta anche la mia manualità e capacità di acconciarli, purtroppo. Ultimamente sono un po’ in fissa con le trecce, se ne vedono di tutti i tipi in giro e le trovo molto femminili e pratiche; poi appunto, mi annoio in fretta, io. Ed ad alternare lo sciolto alla coda di cavallo mi sono già stufata dal un pezzo. Ho tentato più volte di farli mossi, con risultati discutibili e di una durata pari a 27 minuti. Ho cercato quindi di convincere M a farmi una treccia, gli ho fatto vedere tutorial su YouTube di sorridenti ragazzine che coi capelli fanno miracoli anche bendate su una gamba sola; non era molto convinto ma c’ha provato, il malcapitato, solo che -nella mia ignoranza- avevo applicato poco prima uno shampoo a secco volumizzante XXL nel tentativo di rendere l’impresa meno ardua, ottenendo l’effetto contrario: sembravo avere in testa un’indistricabile cofana di stoppa e M si è giustamente arreso in fretta. Nonostante ne avesse tutte le ragioni e io ne fossi consapevole, ho un po’ messo il muso. Solo un pochino. Ma non contro di lui, era un muso da disdetta. Che io una treccia la volevo. Gli ho detto che avremmo riprovato un’altra volta, quando avrei avuto i capelli nelle giuste condizioni, ha abbozzato un “Ok, ma basta che poi non te la prendi se non ci riesco, che mica sono parrucchiere io”. Ma certo che no, amore.

Fatto sta che ieri l’altro c’ho provato da sola, senza risultati. E anche ieri, prima di uscire, per 15/20 minuti. Niente, sono negata a livelli inauditi.
Florine ascolta il mio racconto tra il divertito e l’incredulo, facendosi poi una treccia in circa 30 secondi per dimostrarmi quanto sia facile. Oddio!! Ma come fai a tenere le tre ciocche e ad aggiungerne delle altre ad ogni passaggio, con solo due mani a disposizione?! Lei ride e mi dice di girarmi. “E’ vero, i tuoi capelli non sono semplicissimi da gestire perché, così lisci, scivolano un po’, ma non è affatto difficile”. Come per magia mi ritrovo i capelli appuntati in una splendida French Braid, che comincia attaccata nella parte alta della testa e finisce come una treccia classica. Esattamente ciò che cercavo di ottenere da una settimana, forse più. Ok, non è perfetta, ma mi è stata fatta in un minuto sedute al bar, senza neanche spazzolare i capelli!

Chris, collega di M che ha assistito alla scena, ride indicando il mio sorriso raggiante ancora prima che Florine abbia terminato la sua opera. La mostro saltellante ad M che sorride divertito, dice che ho trovato chi può farmi le trecce, ma io uso la questione come dimostrazione che “Non è difficile, vedi? Puoi farlo anche tu!”. Sono pessima, lo so 🙂

Ed è vero, sono felice. Con quella treccia io c’ho pure dormito, che magari mi sveglio coi capelli mossi e sarò ancora più felice. Sembrerà stupido, infantile, superficiale e tutto ciò che volete. Perché quattro ciocche intrecciate non sono nulla rispetto ai problemi veri, nostri e del mondo. Lo sapete voi e lo so io. Ed è proprio per questo che gioire per una cosa così semplice e banale ti scalda il cuore. Perché ci circondiamo di così tante apparenze e cose inutili, quando ciò che fa davvero bene è un’amica ed un elastico. E il darsi degli obiettivi, il dirsi “Ce la farò, ce la faremo insieme”, che sia un grande passo o semplicemente una treccia.

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S.

 

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