Barcelona

Documents&Job Challenge in Barcelona #2

E’ stata una settimana intensa.
Queste sono le conclusioni.
No, senza contratto di lavoro non ottieni più il NIE, neanche nelle cittadine limitrofe.
E no, arrivare alle 5.50 non è una garanzia. Quando, dopo più di due ore in attesa seduti semicongelati su dei cartoni su un marciapiede all’alba, il poliziotti ha iniziato a consegnare i numeri per stabilire l’ordine d’entrata nell’ufficio, M ed io eravamo felici come Pasque mentre stringevamo tra le mani i nostri numeri 9 e 10, che significavano una possibilità, un primo passo. Primo passo di una mattinata assurda, condita di incertezze, ansia e colpi di scena.

Il giorno prima di questa avventura – giovedì – avevo fatto un colloquio di lavoro andato particolarmente bene; poco dopo aver pubblicato il post, ho infatti ricevuto una chiamata durante la quale mi hanno chiesto di venire per un secondo colloquio l’indomani stesso (stavolta avrei parlato direttamente col padrone del ristorante, invece che con la responsabile del servizio).

Quindi venerdì avevo dalla mia pochissime ore di sonno e una mattinata estenuante (grandioso!). Rientrando a casa, pranzo al volo e pisolino di un’ora che è stato di vitale importanza, vi giuro. Alle 17, la mia traballante padronanza dello spagnolo ed io ci siamo presentate al colloquio, durante il quale ho avuto l’impressione che le cose si stessero mettendo bene. Impressione che è sfumata leggermente quando Carlas (si, il proprietario è un ragazzo e si chiama Carlas, prima o poi ce ne faremo una ragione) mi ha detto: “Bene! Ho ancora tre/quattro persona da vedere prima di prendere una decisione, rimaniamo che lunedì ti chiamo sia che sia un si, sia che sia un no. Ok?”. Certo, molto bene.

La chiamata è arrivata. Soltanto due ore dopo.
“Puoi venire a lavorare domani alle 16?” CERTO, MOLTO BENE!! 
Senza dubbio una delle assunzioni più rapide che mi siano mai capitate.

Quindi non vi starò a parlare di quel primo colloquio che sembrava andare benissimo ma che si è concluso con un “ci penseremo, dobbiamo tener conto che il suo livello di spagnolo non è molto forte”, senza che io abbia più avuto notizie. Né vi parlerò di quel colloquio che non è avvenuto perché non ho saputo gestire adeguatamente una telefonata in spagnolo, ché quando ho chiesto se avremmo potuto parlare in inglese almeno per telefono, la signora mi ha praticamente riattaccato in faccia. Né di quel colloquio avvenuto per caso, mentre lasciavo curricula di persona in diversi hotel, con un capo barman che aveva bisogno di un bartender, che mi ha esposto il suo nuovo progetto con entusiasmo, ha guardato le mie credenziali con entusiasmo, mi ha fatto leggere le ricette dei suoi nuovi cocktail con entusiasmo, salutandomi con entusiasmo e dicendo che mi avrebbe mandato il nuovo menù via mail e avremmo riparlato di tutto e invece non s’è più fatto vivo.

Non ve ne parlerò, non più a fondo, perché queste persone non hanno voluto darmi neanche una chance, un giorno di prova, una possibilità di dimostrare quanto valgo e che posso imparare in fretta, in fretta davvero.

Vi dirò invece che adesso ho un NIE (provvisorio eh, non bisogna mai chiedere troppo), la mia prima settimana di lavoro è finita e io sono stanca morta, coi piedi per aria per tentare di riattivare una degna circolazione sanguigna nelle gambe. Vi dirò che in sette giorni ho imparato un sacco, che parlo questa lingua già meglio e che il timore dell’interazione coi clienti (dato esclusivamente dalla barriera linguistica, sia chiaro) sta dissolvendosi pian piano, mentre la confidenza in me stessa e nelle mie capacità sale e mi fa brillare gli occhi. Vi dirò che il posto è bello ma bello davvero, i miei colleghi simpatici e gentilissimi. Non tutti però, ed è bene anche così. Sono felice, finalmente sto ingranando, le prospettive adesso sono un po’ più rosee.

0062
Parte del Rooftop dell’hotel, che ha una vista a 360° su tutta BCN come hanno in pochi

Spero solo di non aver rovinato tutto oggi, quando ho detto alla responsabile che ho già da un pezzo di biglietti aerei per passare il Natale a casa con la mia famiglia e lei ha esclamato “F*ck!!“.

S.

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