Barcelona · Elba Island

What Can I Do..?!

Ops! I did it, I messed it up already.
Il giorno dopo il suo “Fuck!”, la mia responsabile Esse mi ha detto che darmi una settimana a Natale è impossibile e che, semplicemente, se avessi scelto di andare a casa comunque, mi sarei dovuta licenziare l’indomani. Semplice, no?!
Nei giorni successivi abbiamo cercato di trovare una soluzione che mi permettesse di partire, evitando quindi di perdere i biglietti e il Natale in famiglia. Quando poi mi ha detto “E 4 giorni andrebbero bene?”, rientrando a casa ho passato non poco tempo al pc cercando una soluzione economica e compatibile a livello orario, finché non l’ho trovata. Ero sollevata, convinta di averla scampata. Ritrovarmi senza lavoro proprio adesso che iniziavo ad avere un po’ di pace e di tranquillità mentale sarebbe un brutto colpo, considerando inoltre che M non ha ancora avuto la mia stessa fortuna di trovare un impiego in fretta e lo sta quindi ancora cercando. E se mi ci volesse un altro mese suonato prima di trovarne un altro? E poi lo stesso problema rischierebbe di riproporsi in un qualsiasi altro posto.. E’ un rischio davvero grosso.

Ma cosa c’è sulla bilancia, dal lato opposto? Privarmi del solo momento familiare di cui ho sempre rifiutato di privarmi. Vivevo all’estero? Lavoravo?  Il viaggio costava un occhio della testa? Non mi è mai importato. Non posso, non voglio privarmi della gioia, dell’amore, del calore della mia famiglia nel periodo più freddo dell’anno. Rinunciare alle tradizioni per un lavoro qualsiasi, che di vera importanza non ne ha. Di mia mamma che non vuole che mangiamo “niente che ci piace tanto” la vigilia e che ci trascina tutti – canina compresa –  in chiesa a mezzanotte, di mio fratello che viene a svegliarmi in pigiama e tutti in pigiama scartiamo i regali come fossimo ancora bambini, con mio padre che riceve sempre il solito paio di boxer rossi per Capodanno e mia madre un paio di orecchini, uno dei quali andrà perduto pochi giorni dopo. E il pranzo da nonna, che siamo sempre una quindicina ma con tutto ciò che prepara ci si potrebbe mangiare in trenta. E aiutarla a prepararlo, quel pranzo, già a partire da tre giorni prima. E finire a discuterci perché dà di nascosto cibo ipercalorico alla canina e “cosa vuoi che sia!”. E avere i colpi di sonno giocando a tombola nel primo pomeriggio, tra torte e vini dolci. Poi la passeggiata in centro, sempre la stessa, gli stessi bar per l’aperitivo, la stessa gente in giro che esce solo quella sera lì, ché nelle altre sere non c’è un’anima. La stessa discoteca, il trovare il modo di andare a casa. Il riposo, gli avanzi il giorno dopo, le partite a carte, la vita che scorre lenta perché il freddo la intirizzisce e sono le feste, nessuno ha fretta, il tempo non si perde perché sembra dilatato.
Sono nata su uno scoglio, non è la grande città caotica e piena; dove siamo nati noi “d’inverno non c’è niente da fare”. Eppure siamo sempre stati bene, nulla ci è mai mancato, nulla cambierei di casa mia. Perché quella che agli occhi cosmopoliti del mondo può sembrare monotonia, per me è certezza, tradizione, calore, sorrisi nel sussurrare “non cambia mai niente”.
Uno dei motivi per cui abbiamo scelto di aspettare ad intraprendere l’avventura australiana è proprio perché non mi sentivo pronta a mettere una tale distanza tra la mia famiglia, la mia terra e me. E al solo pensiero di passare il Natale così lontano da casa mi veniva da piangere, ed era solo un’ipotesi.

Quindi, tornando al presente, ho proposto ad Esse di lavorare il 22 mattina, sarei partita nel tardo pomeriggio e sarei rientrata il 26. Il ché significa soltanto 4 giorni di festa, e considerando che ne ho due a settimana, avremmo potuto affiancarli e in questo modo non avrei dovuto chiedere niente “in più”. Ero in fibrillazione quando le mostravo il mio piano scritto in bella grafia su un foglietto, ma non ho quasi fatto in tempo ad aprire bocca che lei “Ma no, te l’ho detto, in quei giorni è impossibile, anche solo quattro. Forse non sono stata chiara. Posso dartene quattro con questo stratagemma, si, ma solo ed esclusivamente la prima settimana di dicembre. Pensaci su”.
La rabbia è salita come un’onda, avrei voluto spaccare qualcosa. No, no, NO! Non c’è nulla a cui io abbia bisogno di pensare! Ciò che non vi avevo mai detto è che mio padre ha problemi di salute da diversi anni, è una situazione delicata e che mette a dura prova tutta la famiglia, senza contare i sensi di colpa che la consapevolezza di non essergli vicina mi fa affiorare fin sotto pelle e li sento prudere, grattare, graffiare, farmi male. Ora, lui in questo momento sta entrando e uscendo con una certa frequenza da una clinica specializzata nel nord Italia, lontanissima da casa nostra. Significa che molto probabilmente, se andassi durante la prima settimana di Dicembre, lui non sarebbe neanche a casa e probabilmente neanche mia mamma, che viaggia con lui ogni volta che può e spesso anche quando non può. Perché è così che si fa quando si ama, si fa anche ciò che non si può fare.
Quindi il mio arrivo (e partenza in brevissimo tempo) potrebbe addirittura essere un problema, perché nessuno potrebbe venirmi a prendere all’aeroporto. Il modo di arrivare sull’isola lo troverei anche, certo, ma che senso avrebbe? Loro neanche ci sarebbero, starebbero anche peggio sapendo che io sono a casa e loro non possono abbracciarmi.
E in più è una settimana qualunque, non ha nulla a che vedere con Natale, il mio Natale.. Tanto vale andarci a febbraio e in un qualunque altro momento. Per qualcuno potrebbe sembrare tutto un gran capriccio, una cosa da poco, ma l’importanza che ha per me tutto questo va oltre ciò che posso spiegare. Non ricordo l’ultima volta che ho pianto così.

Quindi, in teoria, io adesso dovrei scegliere: mi tengo il lavoro e una sicurezza economica momentanea e perdo il Natale, o mi licenzio e scappo a casa, affrontando però la dura realtà al ritorno?

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S.

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5 thoughts on “What Can I Do..?!

  1. Non ti conosco, non mi conosci, ma viviamo un dramma simile: non ho un parente che sta male per fortuna, ma dovrò posticipare all’Epifania la scappatella a casa da Madrid per mancanza di giorni a Natale. Non sarà la stessa cosa, non ci saranno tutti i miei fratelli, né i cugini e tutto quel bellissimo bordello di cui parli, ma è il mio primo vero lavoro e lo faccio con triste consapevolezza. Perciò ti dico: vai a casa, goditi la famiglia, il Natale, CASA, quel rassicurante calore in mezzo al freddo che è solo fuori e sii felice …che io sono di quella corrente per cui le cose poi si aggiustano e una soluzione al tuo ritorno la troverai. Perché poi in un posto dove ti mettono dinanzi queste scelte quanto puoi durare? Con che spirito lavoreresti a Natale? Ma anche nei giorni successivi!?
    Wish you to be happy!

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    1. Ti ringrazio tanto, ti ringrazio per essere passata da qui, ti ringrazio della comprensione, del supporto e del consiglio. Mi è piaciuto tanto ciò che hai scritto, oltre a farmi piacere 😊
      Wish you to be happy too, perché capisco bene quanto certe consapevolezze possano far male.. Ma sono della tua stessa corrente, credo che una soluzione di trovi sempre.. E la troverò 💪🏻 ti auguro una splendida e calorosa epifania a CASA ❤️

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